Alzheimer: un test italiano non invasivo per rivelare chi si ammalerà. - Pia Comunità Ventricella

Alzheimer: un test italiano non invasivo per rivelare chi si ammalerà.

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Alzheimer: un test italiano non invasivo per rivelare chi si ammalerà.

Potrebbero bastare un encefalogramma e un’analisi del sangue per scoprire chi è predisposto a sviluppare la malattia. Ecco come funziona e chi potrà usufruirne.

La scoperta è stata fatta dai ricerctori della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs – Università Cattolica ed è stata pubblicata sulla rivista Annals of Neurology, con il supporto dell’Irccs S.Raffaele Pisana. Occorrono solo delle comuni analisi del sangue insieme ad un encefalogramma e si potrà determinare chi si ammalerà di Alzheimer. Di conseguenza si potrà intervenire in anticipo rallentandone il decorso.

A chi è rivolto il test?

Il test è rivolto alle persone che manifestano già un lieve declino cognitivo, considerate quindi a rischio. È stato preso in considerazione un campione di 145 persone a rischio, seguite per due anni; di queste 71 hanno manifestato una demenza mentre la restante parte è rimasta stabile nella condizione precedente, in linea con le previsioni del test per cui una persona su due avrebbe sviluppato la malattia. Il test è risultato accurato al 92% nella previsione di sviluppo di una demenza.

Come funziona il test?

Si parte con la ricerca della mutazione del gene ApoE che è legata al rischio di sviluppare l’Alzheimer. Come? Tramite una semplice analisi del sangue. Il secondo step consiste nel rilevare eventuali problematiche grazie all’elettroencefalogramma. I risultati sono stati interpretati matematicamente con una particolare funzione che permette di capire come sono connesse le aree del cervello tra loro.

I vantaggi del test.

Il test non è invasivo, al contrario dei metodi utilizzabili fino ad oggi che sono o dolorosi, come nel caso della puntura lombare per la raccolta di liquido cerebrospinale, o molto onerosi, come invece per la PET. Ma soprattutto la scoperta di un rischio elevato di essere colpiti da demenza permette di intervenire in anticipo per ritardarne gli effetti; a partire da uno stile di vita corretto (dieta, fumo, sport, ecc.) e per poi stimolare quelle attività cerebrali, come la memoria, che vengono meno con decorso della malattia e che portano a situazioni di disorientamento e apatia.

Quando sarà utilizzabile il test?

“Il test è utilizzabile da subito nella pratica clinica” spiega Paolo Maria Rossini, direttore dell’Area di neuroscienze della Fondazione policlinico A. Gemelli, ma aggiunge “è previsto un suo collaudo all’interno di un progetto di ricerca comparativa denominato Interceptor, di recente finanziato dall’Agenzia italiana del farmaco e dal Ministero della salute – bando che sta andando incontro ad un rallentamento nei tempi, ma l’auspicio è che al più presto le autorità regolatorie ne colgano l’importanza”. Durante la sperimentazione questo test verrà confrontato con gli altri per quantificarne i costi e per stabilire la realizzabilità a livello nazionale.